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martedì 12 marzo 2019

CLASSIFICAZIONI PROFUMI

La classificazione dei profumi dipende dalla concentrazione di elementi che compongono le fragranze, che si suddividono in:

  • Essenza
  • Acque profumata
  • Colonia
  • Eau de toilette
  • Eau de parfum 

►Essenza 
L’essenza è l’estratto del profumo, cioè un distillato di fragranza. Nella sua formula gli oli essenziali sono il 20-30%, l’alcol il 70-80% e il restante è acqua cioè al massimo il 10%.
Solitamente nell’essenza le note di fondo sono molto intense come l’ambra, le spezie, il cardamomo, il pino marittimo, la cannella, il sandalo, i legni, i muschi, l’iris e la vaniglia. Evaporando molto lentamente, fa sì che l’essenza resista moltissime ore sulla pelle. E’ l’ideale per la sera e per le occasioni importanti. Bastano poche gocce nei punti del corpo più irrorati dal flusso sanguigno, come polsi, caviglie, incavo delle ginocchia.

►Acqua profumata
Nella scala dell’intensità dei profumi l’acqua profumata è al primo gradino: nella formula infatti è contenuta una goccia di essenza (che va dal 3 al 5%) e per il resto si tratta di acqua distillata, senza alcol o eventualmente con l’aggiunta di pochissimo alcol. Questa composizione la rende molto leggera ma al tempo stesso anche meno persistente rispetto ad un normale profumo. A questa formula base si possono poi aggiungere altre componenti, come ad esempio agenti idratanti per rendere la pelle più liscia e vellutata, elementi illuminanti per conferirle un effetto brillantezza, rinfrescanti per le pelli accaldate etc.
Più che a profumare questo tipo di acqua serve a rinfrescare con una fragranza: spesso il dosatore è a nebulizzazione, proprio per questa particolarità l’acqua profumata è chiamata anche splash, perché da la sensazione di un tuffo in acqua. L’acqua profumata è unisex, adatta a tutti, anche alle ragazze molto giovani, poiché la fragranza non è invadente. La versione a zero alcol si può utilizzare anche d’estate sotto il sole, dopo la doccia sulla pelle umida o sulla nuca all’attaccatura dei capelli. E’ inoltre adatta anche alle pelli molto delicate e sensibili e si può vaporizzare nell’ambiente per dare un tocco di fragranza a tende, cuscini e divani.

►Colonia
La colonia è il capostipite dei profumi alcolici. La sua formula prevede una concentrazione di oli essenziali che variano dal 3 al 5%, alcol dal 60 al 75% e acqua per il rimanente.
La classica colonia solitamente è agrumata, contiene quindi bergamotto, limone, pompelmo e arancio. Nata un pubblico maschile, è stata presto apprezzata anche dal mondo femminile. Indossata, comunica una sensazione di pulizia e freschezza. E’ discreta e adatta al giorno.

► Eau de toilette 
L’Eau de toilette è una via di mezzo tra i toni delle fragranze. Contiene dal 4 al 8 % di oli essenziali, dall’80 all’85% di alcol e infine acqua. Ha quindi una fragranza intensa ma non aggressiva. Sulla pelle dura al massimo tre ore, per cui per sfruttarne le note va vaporizzata sui punti del corpo più caldi. Contiene note agrumate, fiorite, legnose. E’ adatta a un uso quotidiano, sia di giorno, sia di sera. Ma contenendo molto alcol non va mai indossata quando ci si espone al sole, se non si vuole rischiare di macchiare la pelle.

► Eau de parfum
L’Eau de parfum (profumo) è il più utilizzato e amato. Molto intenso e persistente fino alle sei ore, adatto soprattutto per la sera. Contiene tra il 8 e il 15% di oli essenziali, alcol per l’80-85% e pochissima acqua. Le sue note si liberano un poco alla volta durante tutto il giorno. Contiene aromi floreali, fruttati e note verdi.

In termini di potenziale irritante dei profumi, più che la percentuale di alcol è la quantità di oli essenziali a definire il grado di tollerabilità di una fragranza: più materie odorose sono comprese nel profumo, maggiore sarà la possibile irritazione a contatto con la pelle. Per una fragranza delicata e potenzialmente meno irritante, la scelta deve valutare sia la quantità di alcol presente nel flacone che la quantità di oli essenziali. In generale, si può dire che la colonia e l’acqua profumata sono le due tipologie di fragranze più leggere e meno persistenti.
La classificazione delle fragranze si basa anche sulla piramide olfattiva costituita da tre livelli che descrivono il grado di evaporazione dei componenti e della loro persistenza sulla suddivisione in note di testa, note di cuore e note di fondo.

http://www.naturalmentefarma.com/acqua-profumata-eau-de-parfum-eau-de-toilette-le-differenze/

IDROLITO (Gattamartina)

Buongiorno!
... Per le più giovani e per non dimenticare i preparati semplici e suggestivi che si facevano "quando tutto comiciò" ed il forum di Arcadia era una tappa obbligata.
Io li faccio tutt'ora e rimango ogni volta sorpresa dall'intensità del profumo che un niente di olio essenziale può cedere all'acqua se opportunamente trattato.

La procedura canonica è questa :
"Le acque aromatizzate o idroliti sono succedanei delle acque distillate aromatiche. Secondo la F.U.I.VI possono essere preparate in questo modo:

INGREDIENTI
1 g di olio essenziale
1 g di talco
Quanto basta per arrivare a 1 litro (998 g) di acqua demineralizzata ."
PREPARAZIONE
Si maceri bene l'olio essenziale nel talco in modo che venga perfettamente assorbito.
Poi si versa l'acqua, si chiude ermeticamente e si "shakera" cercando di disperdere lentamente tutto il talco.
Una volta conclusa l' operazione, il composto andrà lasciato a riposare per 1 giorno, dando qualche scombussolata ogni tanto.
Infine si filtri il tutto con un supporto a trama molto fitta, ben pulito, spruzzato di alcol e strizzato, si aggiunga la percentuale corretta di conservante.
Il talco aiuterà alcuni costituenti dell' olio essenziale a solubilizzarsi in acqua, mentre tratterrà quelli insolubili.
E' possibile aggiungere 1 parte di alcool per facilitare la solubilità dell' olio essenziale ( a me non è mai servito).
Il filtrato sarà un acqua profumatissima (provare per credere) da usare come base per tonici od altre preparazioni, anche da sola, da spruzzare su pelle e capelli.
Io da tempo faccio una versione un po' riveduta, ossia aumento le percentuali di olio essenziale (anche se giuro, anche una sola goccia cede moltissimo) per ottenere fragranze più composite e la soluzione che aggiungo è già conservata ed addizionata con 1.4 di glicerina.
In questo modo filtro solo quello che mi serve mentre il resto rimane a macero, e più rimane più si fissano le profumazioni (oltre ad una modesta ma non indifferente parte di principio attivo).
Questo è  fatto con due gocce di Legno di rosa, due di legno di Ho, una di Legno di hinoki ed una di Mandarino giallo.... Buonissimo!

Dal forum http://arcadia.forumup.it/about448-arcadia.html

giovedì 10 gennaio 2019

LAG (Lecitina-Acqua-Glicerina)

Sono ormai note le proprietà emulsionanti della lectina, ma anche la difficoltà e i tempi di attesa per far si che si sciolga in olio. Il LAG è un mix di lecitina, acqua e glicerina, da usare come emulsionante o come attivo cosmetico, già pronto, quindi preparando questo composto in anticipo, si potrà conservare ed usare al bisogno.
Sulla pelle ha buone proprietà idratanti, riduce la desquamazione ed aiuta a ripristinare l’elasticità cutanea.
La formula è questa, ed è stata presa dal blog "Laboratorio di Frau Blucher".

https://laboratoriofrau.blogspot.com/2015/06/emulsionante-attivo-lag-autore.html?fbclid=IwAR3ZKtzu5djHe3FPS9aR9YCNQgqAgUy7xezuJydaJzvoSYDcJ_MlIibPA90

50 g lecitina
25 g acqua
25 g glicerina

Mettere la polvere ammollo per un paio d'ore in acqua e glicerina, e poi frullare. Non necessita di conservante.  Può essere usata in percentuale variabile dal 3% al 5%, inserita nella fase B (oleosa), oppure in fase C (a freddo).

giovedì 14 marzo 2013

LATTATO DI SODIO

Funzioni: agente tampone, umettante, antibatterico
Doppio bollino verde sul Biodizionario di Fabrizio Zago
  • Il lattato di sodio è un sale sodico dell'acido lattico naturale, prodotto dalla fermentazione dello zucchero. E' un additivo alimentare più precisamente è un acidificante e serve a conservare il grado di freschezza del prodotto, viene regolarmente usato nell'industria dolciaria e casearia per la sua efficacia di inibire la maggior parte dei batteri patogeni (non ammazza molti batteri ma gli impedisce di crescere). Nei soggetti con intolleranza al lattosio può portare reazioni avverse ed in alcuni casi anche tossicità. 
  • Il sodio lattato viene impiegato oltre all'industria alimentare, anche nel campo della cosmesi all'interno delle formulazioni di creme, shampoo, sieri, gel bagno, saponi ecc. Appartiene al gruppo delle sostanze idratanti che preservano l'umidità propria e fisiologica della pelle, pH leggermente acido. L' acido lattico libero e il suo sale, il lattato, formano una soluzione tampone che mantiene il pH della pelle in una posizione fisiologicamente favorevole. Gli ioni del sodio lattato vengono neutralizzati dal sale o l'acido a seconda delle sostanze basiche o acide che vengono a contatto con la pelle, e il pH è tamponato in questo modo, cioè viene mantenuto stabile. 
  • Nell'industria della cosmesi il lattato di sodio si usa (in combinazione con l'acido lattico) in due funzioni: in primo luogo, essa serve come un idratante naturale e fisiologico, agente sinergico antiossidante, dall'altro come un buffer che assicura la stabilità chimica di una emulsione. Quando incorporato in una soluzione acquosa di urea (per esempio, in un emulsioni O / W), essa può decomporsi rilasciando ammoniaca e un aumento del pH. Lattato di sodio e acido lattico possono impedirne la disintegrazione. In dermatologia è pertanto utilizzato principalmente in preparazioni contenenti urea.  L'igroscopicità del lattato di sodio è pronunciata e significativamente superiore a quella del glicerolo o urea. E' reperibile puro (in polvere) o in soluzione  (liquido, chiedere in che % è la soluzione al venditore). In cosmesi si usa in soluzione al 50% e al 60% secondo la Farmacopea europea.
  • Il lattato di sodio può essere inserito nelle creme cosmetiche (al 5%, oltre può pregiudicare la stabilità delle emulsioni) ha funzione umettante, può sostituire la glicerina (senza il problema dell'appiccicosità e della moltiplicazione dell'effetto untuoso), rende la pelle morbida e soffice al tatto. Ottimo nelle creme anti-age. E' importante usare addensanti naturali come xantana e idrossietilcellulosa, il sodio lattato altera le creme addensate con copolimeri acrilati di stirene ed addensanti sintetici vari.
  • Il lattato di sodio usato nel processo di saponificazione (specialmente a caldo)  garantisce una fluidità ottimale del sapone e conferisce maggiore durezza al sapone finito, schiuma migliore e la stagionatura ridotta. Per incorporare il lattato di sodio il polvere si calcola dall'1% al 5%  dell'acqua necessaria per la soluzione caustica, sottraendolo all'acqua. Per incorporare il lattato di sodio liquido (al 60%) nelle formule di saponi, calcolare dal 1 al 5% del peso degli oli, considerando che è composto al 40% da acqua, bisogna quindi togliere il 40% del suo peso alla quantità dell' acqua.
         Esempio: al 5% per 500 g di oli, si metteranno:
         25 g di lattato di sodio
         40% x 25 g = 10 g d'acqua in meno

Nel link pubblicato in basso viene spiegato come produrre in casa il lattato di sodio a partire da acido lattico e idrossido di sodio (soda caustica), naturalmente bisogna usare delle accortezze siccome può essere molto pericoloso se maneggiato in maniera impropria.

FORMULA
10 g di lattico (90%) + 4 g NaOH (soda caustica) + 6,5 g d’acqua = sodio lattato al 60%

http://lola.mondoweb.net/viewtopic.php?f=19&t=28711

venerdì 1 marzo 2013

COS'E' E COME SI PREPARA ARTIGIANALMENTE UN IDROLATO?





Gli idrolati sono delle acque contenenti i principi attivi volatili, estratti per processo di distillazione da piante aromatiche o erbe medicinali. A differenza degli oli essenziali sono molto più leggeri e possono essere usati assoluti. Ogni specie vegetale conferisce delle caratteristiche al nostro idrolato, come, del resto, accade con gli oli essenziali. Solitamente gli idrolati sono degli ottimi tonici della pelle ma possono anche essere vaporizzati sul corpo o sul viso per sfruttare nello stesso tempo l'effetto benefico delle piante e del vapore.
Dato che l’essiccamento, per quanto ben fatto, è sempre causa di perdite qualitative e quantitative di essenza, esclusi particolari casi ( come ad esempio la valeriana), si procede alla distillazione delle piante appena terminata la raccolta. Sono usate le erbe fresche che vengono raccolte in zone incolte, dove la non presenza dell’elemento uomo, permette la crescita spontanea di quelle erbe che, sviluppandosi nel loro habitat, sono ricche di quei principi attivi che, solo con accurate coltivazioni indenni da antiparassitari e fertilizzanti chimici, si potrebbero avere in egual quantità e qualità. Si riscalda fino a bollire la materia prima con dell’acqua o la si tratta con una corrente di vapore, le cellule oleifere rigonfiano, la membrana cellulare si lacera sotto l’azione della pressione interna e le goccioline di essenza disperse nel protoplasma fuoriescono. La miscela di vapore acqueo e di vapori di essenza viene inviata in un refrigerante ove si condensa, per raccogliersi infine in un separatore che ci permetterà di dividere la fase acquosa (IDROLATO) da quella oleosa (ESSENZA) .
Il metodo che vi proponiamo per realizzare un idrolato, è un surrogato di quello reale. Non si utilizzerà un distillatore per raccogliere il vapore ma una pentola senza separatore, quindi la parte oleosa non verrà recuperata.

Procurarsi:
- pentola in acciaio. 
- pentola forata da inserire dentro l'altra pentola, dello stesso diametro.
- ciotola resistente al calore.
- droga fresca spezzettata.
- ghiaccio in quantità.


Mettere dell'acqua nella pentola, in modo che la vaporiera una volta posizionata non venga raggiunta dall'acqua.
Deporre sopra la droga, poi la ciotola in mezzo, facendo attenzione che non vada a finirci dentro qualche fiore o foglia.
Chiudere con un coperchio, meglio se di vetro o in pirex, leggermente bombato, affinché le goccioline di vapore convergano al centro e cadano all'interno della tazza.
Sigillare con alluminio, dal tappo fino a tutta la lunghezza della pentola, in modo da non fare uscire nemmeno un po' di vapore.
Accendere il fuoco a media intensità, e mettere sul coperchio dei cubetti di ghiaccio, appena si sciolgono raccogliere il ghiaccio sciolto (acqua) con un grande asciugamano e rimettere nuovi cubetti di ghiaccio.
Fattenzione che ci sia sempre abbastanza acqua nel pentolone, altrimenti si potrebbe bruciare il tutto.

Immagini di Angelica B.
P.S.In mezz'ora di bollitura ho raccolto 300 g di idrolato. (Angelica B.)

http://arcadia.forumup.it/about361-0.html

giovedì 29 settembre 2011

LECITINA LIQUIDA

INGREDIENTI
60 g lecitina granulare 
40 g olio girasole

PROCEDIMENTO: In una ciotola unire lecitina a olio. Far sciogliere a bagnomaria e a fuoco medio per almeno 45 minuti. La temperatura dell'olio nella preparazione della lecitina non deve superare i 60-70 gradi, altrimenti perde proprietà buone per la pelle.Noterete che la lecitina farà fatica a sciogliersi del tutto, ma niente paura!  Passate al minipimer anche mentre è a bagnomaria, quando è sciolta bene, filtrate in un  barattolino di vetro e lasciate raffreddare .
USO:
Dal 3 a 5% (peso totale della preparazione) da introdurre in fase oleosa. Può essere sciolta in acqua calda o fredda.
Incorporata nell'emulsione, aumenterà la stabilità, pur mantenendo una struttura più fluida, setosa al tatto. Inoltre, è un emulsionante ben tollerato dalla pelle sensibile.


lunedì 19 settembre 2011

COME SI FA UN OLEOLITO


OLEOLITO
Un modo molto semplice per arricchire le potenzialità cosmetiche degli oli è quello di fare oleoliti: cioè mettere erbe o fiori a bagno nell’olio perché cedano le loro proprietà.
Si tratta per lo più di foglie, radici o fiori secchi, ma è possibile utilizzare anche erbe fresche purché si aggiunga all’olio il 5% di alcool (per esempio 95 grammi d’olio e 5 di alcool) che impedisca irrancidimento e formazioni di muffe.

LA SCELTA DELL'OLIO:
Per non rischiare di dover buttare tutto dopo poco tempo, è meglio scegliere gli oli più resistenti all’irrancidimento: oliva, riso, vinacciolo, per esempio, si rivelano ideali.
La scelta dell’olio va fatta anche in base all’uso che si desidera farne, sfruttando la sinergia fra le due sostanze per potenziarle: per esempio sommando l’azione lenitiva della calendula a quella dell’olio di oliva, si ottiene un ottimo dopo-sole.

CHE DROGA SI USA
La scelta della pianta (droga) è fondamentale per fare un buon oleolito.
Spesso si tende ad usare la pianta secca in quanto si risolve il problema dell'acqua , presente naturalmente nelle piante fresche, che tende a dar problemi di conservazione dell'olio, facendolo irrancidire .
Ci sono casi però in cui è necessario usare piante fresche (vedi oleolito di Iperico, Melissa e Arnica)
Prima di usare una pianta è bene documentarsi, sia per conoscere le varie proprietà, sia per sapere se ci sono eventuali problemi di utilizzo a livello topico (es: l'olio di arnica non dovrebbe essere usato su pelli sensibili)

COME SI PREPARA
Le dosi che troveremo consigliate su molti testi, riportano da g 250 a 500 g circa di erbe secca o fresca, in 750- 900 ml circa di olio. L’esperienza consiglia soprattutto per gli oleoliti a freddo, di riempire un contenitore di vetro con tappo, (piccolo o grande a seconda delle esigenze personali d’uso di un oleolito finale), in 5 parti, la prima parte si riempie di erbe, poi si aggiunge fino alla quarta parte olio di oliva extravergine di almeno un anno dal raccolto, l’ultima parte si lascia vuota. Questa parte vuota, servirà per agitare le piante durante il loro periodo di infusione.

DIGESTIONE  "A FREDDO"
Si producono con un procedimento molto lento.
Occorre lasciare il vaso con le erbe sminuzzate e l'olio a riposare per circa 40 giorni in un luogo asciutto e buio.
E' il metodo ideale di infusione in olio per materiale di pianta fresca e per le parti più delicate come i fiori. (Ad esempio, l'erba di San Giovanni - iperico, la calendula ed il meliloto).
L'olio d'oliva é particolarmente adatto per gli oleoliti a freddo e raramente irrancidisce.
1. Mettere l'erba in un vaso di vetro trasparente e versare l'olio fino a coprirla del tutto.
2. chiudere il vaso con un coperchio a chiusura ermetica e scuoterlo bene, almeno due volte a settimana.
3. versare olio e miscela in un filtro di cotone, colare e spremere anche l'erba.
4. versare l'oleolito in bottiglie di vetro scuro, etichettare e chiudere.
La durata della maggiore attività è generalmente da sei mesi ad un anno (gli oleoliti hanno attività medicinale e possono provocare effetti indesiderati a dosi o prescrizioni sbagliate).

DIGESTIONE  "A CALORE" SOLARE
E' un metodo più sbrigativo ma richiede un po' più di attenzione.
L’intensità della luce del sole e la durata della macerazione influenzano la concentrazione dei
principi attivi. Per un'azione più decisa, aggiungete all'oleolito appena estratto una nuova quantità di erbe.
Nb: bisogna usare questo metodo se si decide di fare un oleolito con pianta fresca. Non si devono usare oli termolabili.
Si riempie il contenitore con droga e olio come sopraccitato, poi al posto di metterlo al buio lo si lascia al sole (di giorno) e al buio appena il sole va via dalla nostra postazione . In questo caso il recipiente deve essere almeno di vetro scuro o bisogna coprirlo con della stagnola, in modo che la luce del sole non vada a contatto diretto con l'olio. La luce induce la pianta a rilasciare i principi attivi nell'olio. Questo metodo richiede un paio di settimane, perchè attraverso il calore del sole l'estrazione dei principi vegetali avviene con maggior rapidità.
E' più rischioso per la salute del nostro oleolito, in quanto il sole/calore velocizza il processo di ossidazione dell' olio.
Se durante il procedimento avvertite che il vostro olio sta per irrancidire sospendete la macerazione e passate subito al filtraggio... Certo, non avrete estratto una grossa quantità di attivi , ma almeno quel poco che si è riuscito ad estrarre è salvo!

DIGESTIONE A BAGNOMARIA
Le erbe aromatiche come, ad esempio, zenzero, pepe e peperoncino, ad esempio, danno "oleoliti a caldo" efficaci per dolori reumatici o artritici migliorando il flusso sanguigno locale e rilassano la muscolatura. Altri oleoliti a caldo, preparati con foglie di erbe come la Consolida, aiutano la guarigione delle ferite. L'oleolito di Tasso barbasso si usa per le otiti e le otalgie.
1. mettete a scaldare a bagnomaria l'erba sminuzzata e l'olio e fare bollire piano da 1 a 3 ore, a secondo della pianta.
2. togliere dal fuoco e lasciare raffreddare
3. rovesciare l'olio attraverso un sacchetto di cotone in un imbuto, spremendo lentamente ma energicamente le erbe, per far fuoriuscire tutto il liquido
4. versare l'oleolito in bottiglie sterili di vetro scuro, tappate ermeticamente ed etichettate. Per le quantità e le dosi, generalmente, come scritto sopra, si usano dai 250 g ai 500 g di erba fresca o secca in circa 750 - 900 ml circa di olio .
FILTRAGGIO
Una volta finita la digestione (qualunque essa sia) si passa a filtrare il nostro preparato.
Ci sono 2 filtraggi :
- Prendere un altro vasetto pulito e far colare l' olio. Se cade qualche residuo o altro, non temete...
Una volta finito prendere la pianta e prima di buttarla, pestarla  bene , con molta forza per cercare di far uscire più olio possibile ( quello sarà l' olio migliore, perchè è stato assorbito dalla pianta).
Una volta versato tutto, chiudo bene il mio nuovo vasetto e tengo a riposo per 1 o 2 giorni ...
Poi passo al secondo filtraggio.
- Prendere il vasetto e filtrarlo nuovamente ma questa volta con un filtro da caffè o un panno pulito .
Qualunque eventuale deposito va filtrato con attenzione , cercando di non farlo passare !
Il vostro oleolito è pronto.
CONSERVANTI
Il conservante nell'oleolito non è necessario. Tuttavia si possono usare alcuni prodotti per aiutare l'olio contro l' ossidazione e l'irrancidimento.
-Olio di Jojoba : come abbiamo detto prima può aiutare la conservazione dell'olio ( Ps. da non considerare un conservante!) Se non è già stato utilizzato nell' oleolito, metterne almeno 1/3 o 1/4.
-Tocoferile acetato o Tocoferolo: la Vit. E è un ottimo antiossidante. Di tocoferile acetato ne servirà una buona dose, almeno un 5%, ma è anche ottimo sulla pelle quindi va benissimo nel nostro prreparato. <Di tocoferolo ne basta pochissimo, lo 0.25%, ma se ne mettete di più tanto di guadagnato per la pelle.
-Aperoxid : composto formato da Lecitina , acido ascorbico , acido citrico , tocoferolo.
Usarne pochissimo. Ne basta una punta di stuzzicadenti x un 100 ml di O. ( 0.1-0.5% )
-Rametto di Rosmarino : utile per la conservazione dell' oleolito. L' unico problema è che rilascia l' aroma , compromettendo il profumo del nostro oleolito.
Con o senza conservante è difficile stimare quantitativamente quanto possa durare un oleolito.
In media se conservato e/o fatto bene può durare anche un bel paio d'anni.
Un metodo semplice per capire se il nostro oleolito è ancora buono è l'odore. Se il suo profumo/odore tende a svanire o a virare a cattivi odori, vuol dire che ci sta abbandonando...
AGGIUNTA DI OLI ESSENZIALI
E' possibile aggiungere qualche olio essenziale per profumare ulteriormente il nostro oleolito o per dargli maggiori proprietà.
NB: Prima di usare qualsiasi olio essenziale è bene documentarsi sul loro utilizzo!
Gli oli essenziali si maneggiano con cura e alcuni di loro, usati sconsideratamente, possono essere nocivi , perciò prestare la massima attenzione !!!!!!
Ci sono alcuni libri con alcune ricette con degli oli essenziali.. Spesso in queste compare il termine "parte" Es: ricetta XY = 1 parte di X e 3 di Y .
Come calcolare queste quantità :
Partendo dal presupposto che 1ml di oli essenziale corrisponde più o meno a 20-25 gocce di  oli essenziali  e che in media le quantità di un  olio essenziali  sono :
0.5 - 1.5 % su 100ml di olio - per un olio corpo ( estetico )
1.5 - 3 % su 100ml di olio - per un olio curativo


http://arcadia.forumup.it/about82-arcadia.html
http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books/SENZA%20TRUCCO%20INTERNOK.pdf

giovedì 15 settembre 2011

COME SI PREPARA UN ESTRATTO VEGETALE

PREMESSA
Esistono diversi tipi di estratti vegetali, siccome il principio attivo di ogni pianta non sempre può essere estratto con l'acqua, saranno necessari alcuni solventi specifici, in base alla pianta scelta:
1° ESTRATTI IN SOLUZIONI ACQUOSE: I classici infusi, decotti e tisane.
2° ESTRATTI IDRO-GLICERINATI: Miscele di acqua e glicerina. 
3° ESTRATTI IDRO-GLICEROL-ALCOLICI: Miscele di acqua, glicerina e alcool.
4° TINTURE: Si suddividono in tinture classiche e tinture madre, nelle tinture classiche la droga è essiccata, nelle tinture madri la droga è fresca. Il solvente di estrazione è una miscela di acqua e alcool.

1° ESTRATTI IN SOLUZIONI ACQUOSE
TISANE
La tisana è una soluzione diluita di sostanze medicinali di origine vegetale. Un miscuglio di più piante insomma all’interno del quale troviamo una o più erbe principali, a cui vengono attribuite proprietà terapeutiche o coadiuvanti. Quando si prepara una tisana è molto importante rispettare le dosi indicate; dosi scarse possono non essere efficaci, dosi eccessive possono trasformare una tisana rilassante nel suo contrario, come nel caso della camomilla. Si prepara versando dell’acqua sull’erba da usare.
INFUSI
Il classico infuso è una tisana più leggera. Difatti solitamente le piante, foglie e i fiori impiegati sono di aromi gradevoli e delicati dagli aromi delicati. Preparare un infuso di erbe è semplice come preparare una tisana: basta versare acqua bollente sulla miscela inserita solitamente in appositi contenitori in vetro per poi chiudere o coprire in modo da poter agitare di tanto in tanto e dopo quindi minuti sarà possibile iniziare a bere dopo aver filtrato.
La tisana si utilizza indistintamente per le parti tenere o legnose delle piante, che vengono versate in acqua bollente, lasciate riposare al massimo per cinque minuti.
Per l’ infuso si utilizza per le parti tenere delle piante come fiori e foglie, sulle quali viene versata acqua bollente filtrando il liquido dopo 5-10 minuti.
DECOTTI
Qui il procedimento è diverso: si mette la sostanza in acqua fredda e si fa bollire per 5-20 minuti; si lascia in infusione per altri 15 minuti e si filtra a caldo, spremendo e si ha il decotto. Questa preparazione è indicata per le parti dure della pianta, come corteccia, radice, semi.

2° ESTRATTI IDRO-GLICERINATI 
Gli estratti idro-glicerici, di norma, sono concepiti per trattare le gemme/germogli, materiali fragili, che con la gentile glicerina temono meno pericoli. Sono composti da acqua, glicerina e conservante.
Scegliere il tipo di droga (es. malva), e sminuzzarla. Porre la droga spezzettata in una bottiglia o vaso di vetro. Preparare il solvente (acqua e glicerina). Coprire la droga con il solvente, chiudere ermeticamente il contenitore, mettere il conservante e lasciare per 2/3 settimane (il tempo è variabile in base al tipo di pianta). Filtrare bene con una garza o un filtro di carta da caffè e porre in bottigliette di vetro scuro con indicata la data di preparazione.
  • Acqua distillata 25 g
  • Glicerina 50 g
  • Droga in polvere, triturata (o estratto secco )  25 g
  • Conservante vedere scheda tecnica
3° ESTRATTI IDRO-GLICEROL-ALCOLICI 
Se la droga lo consente possiamo procedere con un macerato idro-glicerol-alcolico, dipende chiaramente da cosa vogliamo estrarre e le proprietà.
La differenza tra un estratto e un altro può esserci ma non è necessaria. Se sappiamo che la pianta che vogliamo trattare ha costituenti più solubili in alcool, si aumenterà la quota di questo, in acqua, idem, ecc... Sono creazioni ragionate, spesso non esistono dosi  % precise di X piuttosto che Y. L'importante è trovare la maniera di carpire al meglio ciò che abbiamo bisogno da una pianta.
Ad esempio se volessimo fare un estratto di timo, vedere a che classe appartiene, in questo caso  "classe oli essenziali ", scegliere il solvente (Timo: molto solubile in alcool, poco in acqua e glicerina) si userà l'alcool come solvente principale (50%), acqua e glicerina (50%).
Per ottenere un rapporto 1:5: scegliere il tipo di droga  e sminuzzarla. Porre la droga spezzettata in una bottiglia o vaso di vetro. Preparare il solvente (in questo caso alcool). Coprire la droga con il solvente, chiudere ermeticamente il contenitore e lasciare riposare al buio per 1 settimana. Dopo una settimana aggiungere acqua e glicerina lasciar macerare altre 3 settimane. Trascorso il tempo filtrare 2 volte con una garza o un filtro di carta da caffè e porre in bottigliette di vetro scuro con indicata la data di preparazione.
  • Droga secca tritata, coperta di alcool 20 g
  • Acqua 50 g
  • Glicerina 50 g
4° ESTRATTI IDRO-ALCOLICI (TINTURE)
Tintura madre: la droga, fresca, viene messa a macero in una miscela di acqua e alcol etilico (macerazione idro-alcolica). La gradazione alcolica varia da 50 a 70, (studiare qui le dosi e le gradazioni alcoliche) in relazione alla quantità d'acqua che la pianta contiene naturalmente: è necessaria quella percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente di 1 a 10. Dopo un periodo di 21 giorni, il preparato viene filtrato, spremuto e messo a riposo per 48 ore, al buio.
Si parla di tintura  quando la droga, pur essendo fresca, non è in rapporto 1:10 col solvente, ma generalmente in rapporto 1:5.
La tintura classica invece si ottiene con droga secca, in rapporto 1:2.
Sminuzzare o polverizzare e pesare la pianta secca e metterla in un recipiente a tenuta ermetica di acciaio o vetro .Misurare e mescolare il solvente (acqua + alcool)  in un recipiente separato. Versare lentamente il solvente nella quantità indicata sulla pianta. Chiudere bene, scuotere e lasciare in un luogo scuro e a temperatura ambiente e lasciare a macerare. Etichettare con nome della pianta e la data. Scuotere ogni giorno per tre settimane. Dopo il periodo indicato versare il contenuto del contenitore attraverso vari strati di garza, spremere bene. Raccogliere il liquido in un contenitore in acciaio o vetro, chiudere bene, etichettare e lasciare riposare per una notte o per 24 ore. Filtrare su carta (filtro da caffè)

LINEE GUIDA PER IL SOLVENTE
L'alcol che utilizziamo è a 95° (alcool per liquori).
Ecco le varie miscele per ottenere gradazioni diverse ( per 100 ml).
Nel caso in cui volessimo trasformare le dosi da ML in G sarà necessario fare una piccola operazione.
Poiché il peso specifico dell'alcool è 0,79 g (e non l g come l'acqua) si moltiplica la dose dell'alcool per il proprio peso specifico.
Esempio: vogliamo fare una tintura a 45° (quindi 46 ml di alcool e 54 ml di acqua):
46 (alcool) x 0,79 (peso specifico) =36,34 g di alcool e 54 g di acqua che, come abbiamo detto, ha peso specifico uguale a 1, per cui non è necessario fare alcuna operazione.

TINTURA CLASSICA
A 90° si estraggono: oli essenziali
A 80° si estraggono: resine
A 70° si estraggono: alcaloidi
A 60° si estraggono: tutti gli altri costituenti non specificati
A 60-50° si estraggono: cumarine
A 40-30° si estraggono: tannini

TINTURA MADRE
A 65° si estraggono: quasi tutti i costituenti
A 45° si estraggono: glicosidi

Per la tintura madre si aumenterà di 5° la gradazione alcolica iniziale, perchè nella pianta è già presente una parte di acqua.

PER OTTENERE ALCOL A 90°-> USARE 93 ml DI ALCOL e 7 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 85°-> USARE 88 ml DI ALCOL e 12 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 80°-> USARE 83 ml DI ALCOL e 17 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 75°-> USARE 77 ml DI ALCOL e 23 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 70°-> USARE 72 ml DI ALCOL e 28 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 65°-> USARE 67 ml DI ALCOL e 33 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 60°-> USARE 61 ml DI ALCOL e 39 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 55°-> USARE 56 ml DI ALCOL e 44 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 50°-> USARE 51 ml DI ALCOL e 49 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 45°-> USARE 46 ml DI ALCOL e 54 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 40°-> USARE 41 ml DI ALCOL e 59 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 35°-> USARE 36 ml DI ALCOL e 64 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 30°-> USARE 31 ml DI ALCOL e 69 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 25°-> USARE 26 ml DI ALCOL e 74 ml DI ACQUA
PER OTTENERE ALCOL A 20°-> USARE 21 ml DI ALCOL e 79 ml DI ACQUA

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